Gower Memorial: una visita turistica virtuale nella città natale del Bardo dell’Avon.

Nei pressi di Stratford-upon-Avon, luogo di nascita del “Bardo dell’Avon”, è ubicato il “Memoriale di Shakespeare” un monumento celebrativo della vita e delle principali opere dell’autore. L’opera fu costruita a Parigi tra il 1876-1888 da Lord Ronald Gower (aristocratico britannico),vari soci e artigiani e successivamente inaugurata il 10 ottobre 1888 con una cerimonia alla quale partecipò niente po’ po’ di meno che Oscar Wilde

Originariamente collocato nei giardini a sud del Memorial Theater, venne di seguito spostato nella sua posizione attuale nel 1933, dopo la ricostruzione del teatro dovuta al devastante incendio del 1926.

Al centro si erge la figura di Shakespeare con in mano penna e pergamena. Ad ogni angolo del Memoriale, lo scultore ha collocato un personaggio shakespeariano, ciascuno emblema della versatilità creativa del Bardo. Così vengono rappresentati allegoricamente la Filosofia attraverso Amleto, la Tragedia tramite Lady Macbeth, la Storia con Prince Hal e la Commedia con Falstaff.

Di seguito le immagini e alcune citazioni e curiosità scelte per ogni personaggio.

La Filosofia: Amleto

Il principe di Danimarca enigmatico, malinconico , eroe romantico (per Goethe), viene spesso percepito come un personaggio filosofico che espone idee oggi ascrivibile alle correnti del relativismo, esistenzialismo e scetticismo. L’esempio più chiaro di questa attitudine filosofica si trova nel monologo più celebre della storia della letteratura:

«Essere, o non essere, questo è il problema:se sia più nobile nella mente soffrire

colpi di fionda e dardi d’atroce fortuna

o prender armi contro un mare d’affanni

e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…

nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine

al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali

di cui è erede la carne: è una conclusione

da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.

Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,

perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire

dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale

deve farci riflettere. È questo lo scrupolo

che dà alla sventura una vita così lunga.

Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,

il torto dell’oppressore, l’ingiuria dell’uomo superbo,

gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,

l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo

che il merito paziente riceve dagli indegni,

quando egli stesso potrebbe darsi quietanza

con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,

grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,

se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,

il paese inesplorato dalla cui frontiera

nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà

e ci fa sopportare i mali che abbiamo

piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?

Così la coscienza ci rende tutti codardi,

e così il colore naturale della risolutezza

è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,

e imprese di grande altezza e momento

per questa ragione deviano dal loro corso

e perdono il nome di azione.

(Amleto, atto terzo, scena prima)

Curiosità : Nell’immaginario popolare il celebre monologo viene spesso confuso con quello in cui egli scopre il teschio di Yorick, il buffone di corte. Questa confusione ha dato origine alle varie raffigurazioni di Amleto che recita il celebre monologo con il teschio in mano.

La Tragedia: Lady Macbeth.

La lady nera (ispirata al personaggio realmente esistito della regina Gruoch di Scozia), è il personaggio femminile principale della fosca, cruenta tragedia intitolata Macbeth. Si tratta di uno dei personaggi femminili più oscuri e affascinanti delle opere shakespeariane in quanto Lady Macbeth non mostra di possedere quelle caratteristiche tipicamente femminili come la dolcezza, la fragilità, la bontà che di solito il Bardo ha affidato alle donne all’interno delle sue opere. Sono caratteristiche, alle quali esplicitamente rinuncia, perché potrebbero distoglierla dal suo obiettivo primario: acquisire potere facendo diventare il marito Re. Lady Macbeth è colei che spinge l’uomo a macchiarsi le mani e la coscienza pur di ottenere lo scopo prefissato. Solo verso la fine, la regina inizia ad avvertire il tormento derivato degli omicidi ordinati cominciando così a camminare nel sonno e a strofinarsi ripetutamente le mani nell’intento di lavare via l’immaginaria macchia di sangue dei delitti compiuti (come si vede nella statua).

«Ma non mi fido della tua natura:

troppo latte d’umana tenerezza

ci scorre, perché tu sappia seguire

la via più breve. Brama d’esser grande

tu l’hai e l’ambizione non ti manca;

ma ti manca purtroppo la perfidia

che a quella si dovrebbe accompagnare.

Quello che brami tanto ardentemente

tu vorresti ottenerlo santamente:

non sei disposto a giocare di falso,

eppur vorresti vincere col torto. […]

Ma affrettati a tornare,

ch’io possa riversarti nelle orecchie

i demoni che ho dentro,

e con l’intrepidezza della lingua

cacciar via a frustate

ogni intralcio tra te e quel cerchio d’oro

onde il destino e un sovrumano aiuto

ti voglion, come sembra, incoronato.»

(Macbeth, Atto I, scena V)

Curiosità: Il celebre personaggio presta il nome ad un interessante effetto psicologico, il cosiddetto “Lady Macbeth Effect“, con cui si identifica l’inconscia ricerca quasi compulsiva di pulizia in seguito all’aver compiuto azioni moralmente sbagliate.

La Storia:Prince Hal.

Enrico, soprannominato “Hal” o “Harry”,principe di Galles è un personaggio che si ritrova in due opere di Shakespeare: l’Enrico IV e l’Enrico V. E’ il figlio maggiore del re Enrico IV e succederà al padre divenendo Enrico V. Le opere sovra citate fanno parte della tetralogia denominata “Enrieide” che narra la storia monarchica dell’Inghilterra attraverso il trittico di opere: Riccardo II, Enrico IV, usurpatore del trono di Riccardo (parte 1 e parte 2) ed Enrico V.  Il principe Enrico di Galles, è fonte di preoccupazione per il sovrano; il giovane ama trascorrere le sue giornate in taverne di secondo ordine in compagnia di personaggi dalla dubbia moralità come Falstaff, un cavaliere dedito solo alla vita godereccia.

Quando son festa e giochi tutto l’anno, passare il tempo solo negli svaghi

è tanto uggioso quanto lavorare;

ma quando vengono saltuariamente, giungono tanto più desiderati,

perché nulla riesce più gradito

degli eventi che accadono di rado. Così quand’io mi scrollerò di dosso questa dissolutezza di costumi

e mi deciderò a pagar quel debito

che non ho mai contratto,

dimostrerò di tanto più fallaci

le attese della gente su di me

se darò più di quel che promettevo;

e la mia conversione,

così come più luminoso spicca

su fondo scuro lucido metallo, sfavillando sul nero del mio vizio, apparirà di tanto più benefica

ed attraente agli sguardi di tutti

che non un’esistenza

senza uno fondo sul quale spiccare e risaltare meglio. Dei miei falli

io voglio fare uno strumento d’arte, e scegliere il momento di redimermi quando la gente meno se l’aspetti.

(Enrico IV, Atto I, scena II)

La Commedia: Falstaff.

Sir John Falstaff appare nelle due parti di Enrico IV e ne “Le allegre comari di Windsor”. E’ il personaggio più comico uscito dalla penna di Shakespeare: un gentiluomo giullare, dotato di un appetito insaziabile per il cibo, le bevande e le donne. Pingue e buontempone, trova sempre qualche espediente per evitare cattive figure. Il personaggio piacque molto alla regina Elisabetta, tanto da costringere Shakespeare a reintrodurlo in un’altra opera da scrivere in soli quattordici giorni : Le allegre comari di Windsor.

«È questa la terza volta, ed io spero che il dispari mi porti bene. Ma svelta, andate! Dicono che i numeri dispari abbiano un influsso soprannaturale sulla nascita, la morte, e la fortuna.»

(Le allegre comari di Windsor, atto V, scena I)

Curiosità: Falstaff venne ripreso  successivamente (1890-1893) da Arrigo Boito nella stesura del libretto dell’omonima opera di Giuseppe Verdi.

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